L’elezione di papa Francesco ha fatto subito sperare a noi giornalisti al suo seguito che egli si sarebbe fatto carico della questione femminile nella Chiesa. Lo abbiamo pensato grazie ad alcuni segnali: le richieste del preconclave e il ruolo di alcune donne nella vita di Jorge Mario Bergoglio. Le Congregazioni generali di cardinali che precedono il conclave, infatti, avevano indicato al futuro papa il ruolo della donna nella Chiesa come una delle questioni da affrontare prioritariamente. Inoltre dai suoi racconti nei primi giorni di regno e dalle prime biografie su Jorge Mario Bergoglio affioravano donne significative nella sua vita, che inducevano riflessioni interessanti per l’organizzazione ecclesiale. Nei primi interventi pubblici il nuovo papa aveva raccontato l’importanza della nonna paterna Rosa Vassallo nella sua educazione: gli aveva trasmesso la fede, il dialetto piemontese, l’amore per le canzoni, e aveva appoggiato incondizionatamente la sua scelta di farsi prete, scelta inizialmente non convincente per i genitori: “Se Dio ti chiama che tu sia benedetto”, aveva detto nonna Rosa, della quale il papa ha conservato per tutta la vita nel breviario un biglietto di incoraggiamento.

D’altro canto le donne amiche di Jorge Bergoglio avevano un piglio attivo e determinato, tra queste la magistrata Alicia Oliveira impegnata per il rispetto dei diritti umani e attenta alle ragioni degli ultimi, e una insegnante, Esther Ballestrino de Carreaga, che sarà una delle fondatrici delle “Madri de plaza de mayo” e che conobbe Jorge nei primi anni ’50, quando dirigeva il laboratorio di Buenos Aires dove lui era apprendista chimico. “E’ lei che mi ha introdotto nel mondo della politica, mi faceva leggere molte cose e poi ne discutevamo: devo molto a quella donna”, ha raccontato papa Francesco, che aveva testimoniato al processo sull’assassinio di Esther, arrestata dal regime argentino e vittima di uno dei voli della morte. Anche questa capacità del futuro papa di avere solide amicizie femminili, lontano da qualsiasi misoginia ecclesiastica, faceva sperare che potesse aprire qualche porta alle donne nella Chiesa.
Poi, a far ben sperare, ci furono tre paragrafi – dal 102 al 104 – della dell’Evangelii Gaudium, l’Esortazione apostolica che ha fatto da programma al pontificato, consegnata ai giornalisti a novembre del 2013, lo stesso pomeriggio in cui papa Francesco riceveva il presidente russo Vladimir Putin. Nell’ EG papa Bergoglio chiede di riconoscere “l’indispensabile apporto della donna nella società, con una sensibilità, una intuizione e certe capacità peculiari che sono solitamente più proprie delle donne che degli uomini”, e tra queste elenca la attenzione verso gli altri; invita ad allargare gli spazi per una presenza più incisiva delle donne nella Chiesa e rimarca che la “rivendicazione dei legittimi diritti delle donne, a partire dalla medesima dignità con uomini, pongono alla Chiesa domande profonde che la sfidano e che non si possono superficialmente eludere”. Nell’EG, e per tutto il pontificato, Francesco non mette mai in discussione il sacerdozio riservato agli uomini, ma osserva che questo “può diventare motivo di particolare conflitto se si identifica troppo la potestà sacramentale con il potere”.

Queste premesse, e tutto quello che il papa affermava in incontri pubblici o interviste, facevano ben sperare, ma in favore delle donne sembrava comunque succedere poco: ricordo che, intervistata da una tv ungherese un paio d’anni dopo l’elezione di Bergoglio, sintetizzai dicendo che anche con papa Francesco le donne erano ancora relegate in cucina. Ma ecco che nel 2016 qualcosa sembra muoversi: papa Francesco istituisce la prima commissione di studio sulla possibilità di ordinare le donne diacono, finita senza risultati, come la seconda commissione sullo stesso argomento, che ha concluso i lavori nel 2025. Entrambe le commissioni hanno messo in luce l’inconciliabilità di posizioni; credo che lì il papa abbia capito che a livello teologico non se ne sarebbe usciti, e abbia guardato altrove. Prima di descrivere questo altrove devo ricordare il fatto che sulle decisioni forti, Bergoglio non è mai stato divisivo: circa la comunione ai divorziati risposati c’era una grande spinta dai confessori e dai fedeli, e con l’Amoris Laetitia egli l’ha raccolta. Circa invece il sacerdozio agli uomini sposati, durante il sinodo per l’Amazzonia si è reso conto che avrebbe causato una spaccatura, e non ha forzato. Questo per dire che papa Francesco, talora accusato di essere divisivo, non ha invece mai agito d’imperio, quando ha percepito che il sentire ecclesiale non era unanime e che si sarebbero ingenerate fratture, e questo anche riguardo alla questione femminile.
La nomina più importante viene il 6 gennaio 2025, pochi mesi prima della morte di papa Bergoglio, quando Simona Brambilla, dal 2023 segretaria del Dicastero per gli istituti di vita consacrata, ne viene nominata prefetta: la prima donna prefetto della storia della Chiesa, una rottura con il passato, quando tali incarichi erano esclusivo appannaggio di ecclesiastici maschi. Non è uno strappo da poco, visto che contestualmente il papa nomina pro prefetto dello stesso dicastero il cardinale Angel Artime: pro prefetto, cioè gerarchicamente inferiore a suor Brambilla. È un vero scossone e conferma come le nomine di donne ai vertici del governo della Chiesa siano state il campo in cui Bergoglio ha innovato con maggior determinazione: altra capo dicastero diventa Raffaella Perini, presidente del Governatorato dal primo marzo 2025, con un percorso analogo a quello di Brambilla: ne era segretaria dal novembre 2021. L’arrivo delle segretarie di dicastero era cominciato con Alessandra Smerilli, dal 23 aprile 2022 allo Sviluppo umano integrale, mentre le sottosegretarie del dicastero per i Laici, Linda Ghisoni e Gabriella Gambino, erano state nominate già nel 2017. Quindi la marcia delle donne era cominciata abbastanza presto e non solo nei posti dirigenziali ma in tutta la struttura vaticana: secondo i dati di Vatican News, nei dieci anni dal 2013 al 2023 la percentuale di donne che lavorano nella Santa Sede e nello Stato della Città del Vaticano è passata dal 19,2 al 23,4%. Con le nomine di donne ai vertici dei dicasteri, papa Francesco ha così realizzato il suo progetto di dare ai laici e alle donne la possibilità legale di ricoprire incarichi dirigenziali: con la nuova costituzione sulla Curia ha dato a tutti i battezzati, la possibilità di ricoprire ruoli di governo nella Curia prima affidati soli ai chierici, e questo perché ogni cristiano in virtù del battesimo ricevuto, è chiamato ad essere un discepolo missionario a servizio della Chiesa e del mondo.

Intanto negli anni papa Francesco aveva fatto alcune affermazioni importanti, tra l’altro spiegando che la Chiesa è madre, dove la maternità di Maria evocava la missionarietà; leggendo il libro di Damiano Marzotto “Pietro e Maddalena”, aveva riflettuto sul volto femminile della Chiesa; aveva rimarcato il principio mariano e petrino nella Chiesa, secondo la teologia di Von Balthasar, come chiave contro l’emarginazione delle donne nella Chiesa, non convincendo però le teologhe donne. Devo dire che questi ragionamenti erano sembrati abbastanza teorici e poco efficaci anche a me, sia nella mia veste di giornalista che in quelle di donna e di cristiana. Comunque, senza ombra di dubbio, posso dire che anche negli anni in cui le sue forze venivano meno, papa Bergoglio ha tenuto fede al progetto di valorizzazione del genio femminile nella Chiesa che aveva formulato agli inizi del pontificato. Ovviamente non si tratta solo di posti di potere, ma di come la donna è percepita nella Chiesa, di come può dare il proprio contributo e di come la Chiesa può includere, camminare, aprirsi. Cioè, il ruolo della donna nella Chiesa è collegato a un’immagine di Chiesa sinodale, un campo in cui papa Bergoglio ha impresso la propria spiritualità e sensibilità ecclesiale, un suo dono alla Chiesa. Per questo aspetto la mia comprensione è stata agevolata non solo dalle occasioni lavorative in cui ho osservato papa Francesco, ma anche dalla mia formazione ignaziana.
Mi ha aiutato a capire molte cose, inoltre, il racconto di suor Maria Luisa Berzosa Gonzalez, delle Figlie di Gesù, che nel sinodo sull’Amazzonia è stata una delle prime quattro donne consigliere a un sinodo, e ha poi partecipato come facilitatrice al sinodo sulla sinodalità, su come vescovi ed ecclesiastici guardavano alle donne nei gruppi dei sinodi sulla sinodalità, uno degli ultimi regali di papa Francesco alla Chiesa. Nel 2024 in una conferenza a Palazzo Frascara su “Esercizi spirituali e sinodalità”, suor Maria Luisa, intervenendo in videocollegamento, ha raccontato il lavoro nei gruppi sinodali e l’importanza in questo del dialogo, dell’ascolto e del discernimento, cioè di un metodo sinodale basato sul discernimento e sull’ascolto per favorire la missionarietà della Chiesa.

Raccontando la sua esperienza di facilitatrice, suor Maria Luisa ha spiegato che i vescovi erano spesso infastiditi dal fatto di non avere sempre la prima e l’ultima parola, di dover parlare dopo una donna, di dover ricevere indicazioni da lei, che li richiamava anche al rispetto dei minuti concessi per ogni intervento. La religiosa ha osservato che non è ancora tanto normale avere una donna in un gruppo con 10 uomini, e magari come facilitatrice, che c’è ancora molto da fare, ma che il sentiero tracciato da papa Francesco era sincero e nonostante le resistenze lei pensa che continuerà a dare frutti.

Sono però rimasta delusa dall’omelia che papa Francesco ha pronunciato nel 2024 per la canonizzazione di “mama Antula”, Maria Antonia de Paz y Figueroa, la donna che nel Settecento girava l’Argentina a dorso d’asino per diffondere gli Esercizi Spirituali, dopo che i gesuiti erano stati espulsi dal Paese. Forse avevo aspettative eccessive, ma mi è sembrato che in quella omelia papa Francesco abbia perso l’occasione di valorizzare l’importanza di una donna come mama Antula per la vita della Chiesa.
In conclusione posso dire che con papa Francesco ho visto aprirsi molte strade perché la donna sia parte integrante della Chiesa e della sua missione, e anche se il cammino è appena iniziato credo che possiamo essere fiduciosi che il suo insegnamento non sarà dimenticato e che molti frutti ancora ne verranno. Nella Chiesa a tutti i livelli ci sono resistenze nella cultura, nei comportamenti, nella mentalità, nei modi di relazionarsi, ma è acquisito, spero per sempre, quanto ci ha indicato papa Francesco, e cioè che una Chiesa missionaria non può fare a meno dello sguardo e della creatività delle donne.




